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postato da ilarocker [11/04/2009 16:38]
In questo giorno che precede la Domenica, mi ritrovo a pensare.. a pensare se fossi stata dall'altra parte... Se non fossi stata quì, al sicuro della mia casa....ma là, dove tutto ormai è macerie. I drammi umani possono essere ed evolversi in tanti modi, ma penso che uno sia davvero il peggior incubo di ognuno: il dramma dell' oggi. Perchè alcune volte non si riesce neanche a pensare a "cosa è stato di me, fino ad ora?" o "cosa ne sarà di me un domani?". L'unica domanda che assilla e piega è "cosa ne sarà di me OGGI?", "riuscirò a resistere anche per questa giornata?". Perchè a noi che siamo quì, alcune cose possono sembrarci solo piccolezze. Ma essere costretti a dormire in tende improvvisate, dover razionare il cibo, usare bagni inagibili... fino alle disgrazie più devastanti come perdere la propria casa, quel luogo in cui ti sentivi protetta, almeno in parte, da un mondo pieno di menzogne e sacrifici, perdere il proprio figlio, la propria figlia, il proprio padre o la propria madre e non riuscire a rendersi conto di come sia potuto accadere, non avere più punti di riferimento, nè famiglia, nè più vita. Camminare, guardarsi intorno e non avere un perchè... non riuscire più a pensare... ecco che, con tutte queste cose, una persona...è persa. Riconosci quella che un tempo era la tua casa, ed ora è solo polvere, senti pianti di persone che, come te, hanno perso tutto, senti le tue di lacrime, il tuo respiro affannato, la paura che il mondo tremi ancora. E allora non importa dove tu sia, ne se tu abbia perso persone care, o la tua casa, o entrambe... perchè in quel momento, ti senti morire anche tu. Allora penso che se fossi dal'altra parte, anche solo un sorriso amico, una canzone, ritrovare tra le macerie qualcosa di mio, la comprensione del tuo dolore per la morte di un caro, la bontà e l' aiuto di tutti sarebbero come un grande e caldo abbraccio, capace di farmi sperare, tra e lacrime, che si sistemerà, che si possa ricostruire non solo la casa, ma anche la vita. Un abbraccio che continui ad emanare calore anche dopo che le luci dei riflettori si spengono, anche dopo che si sente dire "tutto è passato". Un abbraccio che duri e che sia capace di donare speranza ai nostri amici abruzzesi di oggi, come a tutte le persone che ne avranno bisogno domani. Questo abbraccio, io penso, è fatto di tante piccole ma grandi azioni di tutti, nel quotidiano. Questo abbraccio si chiama SOLIDARIETà. Non fermiamola.
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